Ne vedremo delle belle!

Il termovalorizzatore come battaglia riformista a Roma
Novembre 7, 2019

Ne vedremo delle belle!

Negli ultimi due mesi la politica italiana è stata testimone di un’accelerazione che ha pochi precedenti nell’arco dell’intera storia repubblicana. In ordine: una crisi di governo atipica, pur se da molti anticipata, aperta dalla spiaggia di Milano Marittima anziché nella più consona sede istituzionale, caratterizzata da una tempistica  che lascia ancora molte domande senza una risposta univoca; la conseguente ipotesi di urne anticipate a ottobre o novembre di quest’anno; la nascita di un nuovo governo sostenuto da una maggioranza parlamentare inimmaginabile sino a poche settimane fa; un ex presidente del Consiglio che, dopo aver fatto da nutrice al nuovo esecutivo, contribuendo in maniera decisiva all’avvio del dialogo che ne ha consentito la formazione, ha deciso di abbandonare uno dei due soggetti contraenti il nuovo accordo di governo e di costituire dal nulla un proprio partito. In un quadro politico nazionale che continua a scontare un alto grado di instabilità, l’atteggiamento dell’Unione Europea nei confronti del nostro Paese si è profondamente modificato, garantendo al Conte bis un’apertura di credito considerevole, ed  inconcepibile sino  a ieri, rispetto problemi spinosi quali la politica sui migranti e la flessibilità sui conti. Flessibilità di cui certamente l’Italia ha assoluto bisogno se vuole evitare l’aumento della pressione fiscale e consentire al contempo all’esecutivo giallo-rosso di ridurre il costo del lavoro (parrebbe ad esclusivo beneficio dei lavoratori, con la benedizione di Confindustria che vede nell’incremento della domanda interna la chiave di volta per un rilancio del PIL) e lanciare un piano di investimenti strategici oramai improcrastinabile. Non è ancora chiaro se l’alleanza tra i due partiti maggiori che sostengono Conte diverrà o meno strutturale, con le automatiche ricadute sulla tenuta del suo esecutivo, tuttavia è certo che gli appuntamenti che attendono la politica italiana nei prossimi mesi potrebbero destabilizzarne le fondamenta, avviando un processo che potrebbe portare anche ad un profondo rinnovamento dei soggetti partitici più rappresentativi. Solo per citare due esempi, ricordiamo l’oramai prossimo appuntamento della Leopolda, nella seconda metà di ottobre, e la richiesta di referendum per l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale legge elettorale, in controtendenza rispetto a ciò che sembrava essere l’accordo di massima raggiunto in parlamento dagli sherpa dei maggiori partiti. La capacità o meno del Presidente Conte e delle leadership dei partiti di maggioranza di strutturare un programma di governo credibile quanto innovativo, intorno al quale coagulare il consenso dei parlamentari e dell’opinione pubblica, giocherà come sempre un ruolo centrale. Tra le mille incertezze di queste settimane, una cosa è ben chiara: ne vedremo delle belle!