
Poche settimane fa è cambiato l’ennesimo consiglio di amministrazione dell’AMA, questa volta non sfiduciato dal socio (il Comune di Roma), ma per dimissioni della presidente Luisa Melara e dell’amministratore delegato Paolo Longoni. In particolare quest’ultimo ha rilasciato nei giorni successivi un’intervista alla trasmissione radiofonica Circo Massimo nella quale ha affermato che il problema di fondo a Roma è l’assenza di un numero adeguato di impianti comunali dove portare i rifiuti indifferenziati, siano essi termovalorizzatori o discariche. Gli impianti di proprietà privata presenti nel Lazio sono peraltro appena sufficienti per gestire l’enorme massa di rifiuti che la città produce quotidianamente e basta che uno di essi sia in manutenzione per determinarsi la situazione “maleodorante” che conosce bene chi frequenta Roma. Il punto però non è la bontà o meno dell’azione della sindaca Raggi, ma la necessità di un vero e proprio cambiamento culturale tra i cittadini. L’attuale amministrazione comunale pensa che questo cambiamento debba passare per una maggiore consapevolezza rispetto alla produzione dei rifiuti e quindi per una loro diminuzione ad opera dei residenti: si parla di economia circolare e l’attuale governo nazionale ha intenzione di introdurre una tassa sulla plastica per abbatterne il suo utilizzo. Certamente misure che contribuiranno sul lungo periodo alla soluzione del problema, ma non la soluzione stessa. Nessuno però che ricordi apertamente quanto è stato sperimentato con successo in alcuni paesi scandinavi quali Danimarca o Svezia: un termovalorizzatore di ultima generazione. A Copenaghen questa struttura dista 5 chilometri dal centro cittadino, è nota come Copenhill, collina verde, e sul suo dorso è stato inaugurato un impianto sciistico. A prescindere dalla diatriba in essere tra il comune di Roma e la regione Lazio circa responsabilità e le competenze, tuttavia il tema è quello di una battaglia culturale che deve avere il coraggio di intraprendere chi si propone per governare nei prossimi anni Roma, anche a scapito, in una prima fase, di non essere capiti o di perdere qualche voto. La politica dovrebbe avere la pazienza di spiegare come la tecnologia possa migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Se da un lato è comprensibile che il Movimento 5 stelle abbia qualche difficoltà a rivedere la sua storica posizone sulla materia, occorre tuttavia dire apertamente che le “polveri sottili” o i fumi inquinanti sono problemi pressoché risolti e che quindi dovrebbero essere riviste alcune idee che hanno caratterizzato la prima fase della loro politica. Non è chiaro, poi, perché nessuna delle opposizioni porti avanti con forza una battaglia che è chiaramente riformista e liberale. Si tratterebbe di un investimento significativo che potrebbe rilanciare in una prima fase l’economia depressa della Capitale e successivamente, a pieno regime, l’energia prodotta dal termovalorizzatore (in realtà, forse, più di uno…) potrebbe essere utilizzata, ad esempio, per abbattere parte dei costi delle bollette elettriche dei residenti e dare la possibilità al Comune di stabilire con questi ultimi un patto virtuoso. Ci riesce difficile credere che Roma non riesca ad esprimere movimenti d’opinione, anche e soprattutto all’interno dei partiti che la governano o si candidano a farlo, riformisti e liberali. Forse hanno solo poca voce.